Ghislain Lafont, Che cosa possiamo sperare?, Edb, 2011, 25,00 €
«Che cosa possiamo sperare? La pace, la
giustizia, la salvaguardia del creato. In che modo? Direi: per
mezzo di una rinascita intelligente del teologico-politico. Vale a
dire, anzitutto, attraverso la comunione tra gli uomini, nelle
diverse comunità che essi formano; questa comunione non
è statica, ma è una dialettica costante tra la
"morte", vale a dire la sottomissione di un desiderio, certo buono,
ma individuale, alla parola che viene dall'altro, dagli altri, che
non può che spiazzare la preoccupazione di sé, e la
"risurrezione", vale a dire la felicità che risulta
dall'essere insieme, ove il personale è trasfigurato
attraversa la rinuncia costruttrice di tutti» (dalla
Conclusione).
L'autore afferma di essersi dedicato alla stesura del
libro per verificare a che punto fosse la propria speranza e per
condividerla. Il punto di vista che la sua riflessione sviluppa
parte dal convincimento che oggi muoia una civiltà fondata
sul primato del «logico», inteso come intelligibile e
ragionevole, e che l'epoca attuale inviti a reintrodurre il
simbolico, ovvero il primato del legame nella struttura e nella
vita del reale, nel desiderio e nel sapere umani.
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