Per quarant’anni il Diario e le Lettere di Etty Hillesum non
avevano trovato un editore, ma quando furono finalmente pubblicati agli
inizi degli anni ’80 del secolo passato, la loro fortuna fu ovunque
immediata e straordinaria. Che cosa ha attirato l’attenzione di tanti
lettori e studiosi su questi testi? La voce di una testimone della Shoah
morta ad Auschwitz, consegnata alle pagine di alcuni quaderni e poche
lettere fortunosamente scampate alla distruzione? Certo, ma non solo. A
catturare un pubblico così vasto, ieri come oggi, è soprattutto la forza di seduzione di quella voce,
in cui risuona un amore potente, capace di opporre a un’assurda vicenda
di morte un’incondizionata e generosa affermazione di vita.
Ma come ha potuto quest’ebrea di appena ventisette anni edificare le alte mura che l’hanno resa una “fortezza inespugnabile” in grado di resistere fin dentro ai campi di concentramento e di sterminio alla violenza che abbruttisce e uccide? È questa la domanda a cui il saggio dà una risposta, chiarendo i successivi momenti di questo singolarissimo cammino di costruzione di sé; gli incontri, le amicizie, le letture, le prove attraverso cui è maturato fino a sciogliersi in un inno di lode alla vita e a Dio.
Ma come ha potuto quest’ebrea di appena ventisette anni edificare le alte mura che l’hanno resa una “fortezza inespugnabile” in grado di resistere fin dentro ai campi di concentramento e di sterminio alla violenza che abbruttisce e uccide? È questa la domanda a cui il saggio dà una risposta, chiarendo i successivi momenti di questo singolarissimo cammino di costruzione di sé; gli incontri, le amicizie, le letture, le prove attraverso cui è maturato fino a sciogliersi in un inno di lode alla vita e a Dio.
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