Ian Johnson, Una moschea a Monaco, Cooper, 20,00 €
La moschea di Monaco di Baviera è una delle più grandi moschee in Europa
ed è stata il primo grande centro dell’islamismo europeo fin
dall’immediato dopoguerra. Nel periodo post-bellico erano presenti in
Germania centinaia di migliaia di musulmani sovietici che Hitler aveva
fatto prigionieri quando aveva invaso l’URSS e a cui aveva concesso la
libertà a patto che ripudiassero la bandiera comunista e militassero
sotto l’insegna della svastica. Un’intera divisione di un milione di
soldati musulmani ex-sovietici divenne nazista, prese parte alle vicende
belliche e offrì un network di spionaggio nella lotta contro l’impero
sovietico. Hitler fin dagli anni ’30 aveva stipulato una salda alleanza
con Amin al Husseini, il Grand Muftì di Gerusalemme, che passò un
periodo della sua vita in Europa, come agente nazista ad addestrare
truppe musulmane bosniache. Husseini era anche alleato dei Fratelli
Musulmani, un gruppo terroristico che ha ispirato Al-Qaeda e Hamas. Lo
consideravano tutti un moderato in Europa come in America tanto che
persino il presidente Eisenhower lo ricevette alla Casa Bianca nel
periodo della guerra fredda per servirsi di lui come una spia della CIA
contro il Comunismo. Per la stessa ragione gli Americani hanno poi
sostenuto in Afghanistan Osama bin Laden e i mujahedeen contro i
Sovietici. Tra spie musulmane naziste, indagini della CIA, intrighi di
potere, Ian Johnson firma un’opera cruciale, intrigante da leggere come
una “spy-story”, necessaria per comprendere fino in fondo quali e quanti
errori l’Occidente ha fatto, e continua a fare, nei suoi rapporti con
l’Islam di oggi.
Nessun commento:
Posta un commento