domenica 10 luglio 2011

La storia dell'impero ottomano raccontata da Alessandro Barbero

Alessandro Barbero, Il divano di Istanbul, Sellerio, 2011, 12,00 €
L’impero ottomano si stendeva per un territorio immenso, da Algeri alla Mecca, da Bagdad a Belgrado. Quell’impero islamico era bellicoso e dispotico, il regime tirannico: il sultano aveva poteri di vita e di morte su i sudditi. Eppure da impero interrazziale e interreligioso quale era, risultava tollerante e aperto: i cristiani potevano praticare la loro religione e gli ebrei scacciati dall’Occidente vi trovavano ospitalità così come gli stranieri. Lo stato era organizzato in maniera efficiente: il governo dell’impero, il “divan”, era presieduto dal gran visir. Le popolazioni che vi abitavano erano le più diverse, dai turchi a popoli nomadi che portarono dalle steppe asiatiche le loro tradizioni, come le code di cavallo, simbolo di potere, che venivano piantate davanti alle tende negli accampamenti militari - solo il sultano poteva averne 7; o come il “divan” a cavallo, cui si ricorreva per prendere decisioni importanti in tema di guerra e di pace. Eppure a un certo punto questo stato immenso entrò in crisi: l’arretratezza tecnologica e il ritardo rispetto all’Occidente lo lasciarono ai margini: mentre l’Europa progrediva, l’impero ottomano restava attaccato a un modello ormai arcaico che l’avrebbe reso preda del colonialismo occidentale. Alessandro Barbero ripercorre, con il rigore e la vivacità che gli sono consueti, la storia dell’impero ottomano riscoprendo aspetti più nascosti che illuminano di una diversa verità storica quello che comunemente - se ci si limita a una chiave di lettura facile e ingannevole - viene chiamato scontro di civiltà.

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